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SUPER8 SKI TOUR SELFIE, PHOTO & VIDEO COMPETITION 2023

Concorso fotografico e video a premi.
Partecipare al concorso è molto semplice!
Termine ultimo per inviare le opere: domenica 2 aprile 2023

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La Grande Guerra

Quando il 24 maggio 1915 l’esercito italiano occupò Cortina gli austriaci abbandonarono tutta la valle, ritirandosi verso il passo di Valparola al Forte Tre Sassi, costruito più di 25 anni prima.

Gli italiani li tallonavano lungo la Grande Strada delle Dolomiti, inaugurata nel 1909, avendo come obiettivo di raggiungere la Val Badia, e attraverso la Val Pusteria oltrepassare il Brennero.


©Foto Archivio Marco Zardini

Linea difensiva tra le 5 Torri e il monte Pore

Il piano risultò irrealizzabile in quanto gli austriaci avevano costruito sulla linea dal Col di Lana alle Tofana una serie di postazioni di difesa e di osservazione su tutta l’area raggiunta dagli italiani.

Le trincee austro-ungariche al passo di Valparola bloccarono l’avanzata italiana e il fronte si consolidò con la costruzione di una seconda linea difensiva italiana tra le 5 Torri e il monte Pore.

Entrambi gli eserciti costruirono strade, camminamenti, trincee, postazioni di artiglieria, reti telefoniche per gestire e condurre gli scontri e reti di teleferiche per raggiungere le postazioni più impervie.

Sul fronte alpino dopo 29 mesi di guerra nessuno dei due eserciti poteva vantare progressi.

Il 5 novembre 1917 l’ultimo soldato italiano abbandonò Cortina a seguito della rotta di Caporetto, poco prima del ritorno degli austro-ungarici.


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Le trincee

Le trincee servivano per proteggere i soldati dal tiro nemico. Erano difese con più file di reticolati cosicchè per conquistarle fosse necessario aprire un varco con tenaglie apposite o centrare il filo spinato con l’artiglieria per consentire il successivo assalto. Successivamente, con il consolidamento del fronte, alle trincee furono aggiunte le blindature, coperture con strutture di legno, lamiera e terra per migliorare il riparo dalle schegge dei colpi di cannone, oltre a proteggere dalla neve.

Dalle trincee delle 5 Torri e dall’osservatorio dell’Averau ufficiali e soldati assistettero allo scoppio delle mine sul Lagazuoi e sul Col di Lana.

Quasi tutte le gallerie e le trincee sono state ripulite e ripristinate grazie al lavoro di numerosi volontari. I tratti in pendenza nelle gallerie sono stati resi più agibili restaurando i gradini e posizionando una fune di acciaio di sicurezza. Sono possibili diversi percorsi di visita, alcuni più lunghi e impegnativi, altri più brevi e facili.

Visita ai musei: informazioni utili

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La guerra in montagna fu anche una guerra di artiglieria

A partire dal giugno 1915 l’attività delle opposte artiglierie crebbe costantemente. Nemmeno chi aveva avuto esperienza di guerra, gli italiani in Libia, gli austro-ungarici sul fronte russo, aveva mai assistito a uno scontro così tecnologicamente avanzato.

Le 5 Torri, data la loro conformazione e posizione, erano un luogo perfetto per posizionare e nascondere le postazioni di artiglieria, con cannoni che sparavano colpi da 210 mm.

Qui era posto il comando dell’artiglieria, che sorvegliava la valle e poteva coordinare l’azione rivolta a sorprendere, colpire e distruggere le postazioni nemiche grazie anche alle linee telefoniche che scendevano dall’osservatorio sull’Averau.


Nella foto si vedono figuranti in divisa italiana che rievocano le azioni dei soldati alle 5 Torri nel corso nell'evento "Toccare la storia con mano". La rievocazione ogni anno nel mese di agosto ripropone a scopo didattico la guerra combattuta in alta quota.

Video della rievocazone storica - 2021

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Baracche, magazzini e comunicazioni

Nell’area delle 5 Torri, al riparo del tiro dell’artiglieria austriaca, furono sistemate baracche, magazzini, il servizio sanitario, il servizio dei trasporti e di telecomunicazione - linee telegrafiche e teleferiche.

Le baracche offrivano un maggior conforto rispetto alle trincee essendo tutte riscaldate con stufa a legna, erano riconoscibili con una bandiera e una insegna di giorno, e con una lanterna a vetri colorati di notte.

All’interno si potevano sempre trovare gli attrezzi per lo sgombero della neve e i viveri di riserva per quattro giorni.

Altre baracche ospitavano i muli, e le riserve di foraggi e biade per loro.

Il museo all'aperto della Grande Guerra

Oggi la memoria di ciò che è avvenuto è conservata nel Museo all’aperto, inserito in un paesaggio naturale mozzafiato e circondato da rifugi, sentieri, ferrate e palestre di roccia che permettono di vivere il luogo e tutte le sue attrattive a 360°.